Documento unitario di alcune rappresentanze del mondo archeologico italiano sulla riforma del MIBAC

Un’ampia rappresentanza del mondo archeologico italiano, operante nel MiBAC, nelle Università, nel mondo delle professioni e delle imprese, ha avviato in un incontro svoltosi l’11 febbraio 2019, su invito delle Consulte universitarie di archeologia, una riflessione comune sulla situazione della
ricerca, tutela, valorizzazione e gestione del patrimonio archeologico, con particolare riferimento alla situazione del MiBAC a seguito delle recenti riforme, per cercare di individuare punti comuni e
formulare proposte condivise e innovative in grado di superare le criticità del passato e allo stesso
tempo di affrontare più efficacemente le nuove sfide della conoscenza, tutela e valorizzazione
globale e contestuale del patrimonio culturale, al servizio dei cittadini e del Paese.
Pur partendo da valutazioni diverse, i sottoscrittori del presente documento concordano su alcuni
aspetti dell’analisi dell’attuale situazione, individuano una serie di criticità e avanzano alcune
proposte.
Per brevità si sintetizzano i principalipunti critici:

  1. L’archeologia nel nostro Paese, nonostante un patrimonio assai ricco e complesso e pur
    contando su una lunga e prestigiosa tradizione, versa in un’oggettiva situazione di difficoltà che
    richiede un’analisi attenta e profonda delle sue cause e risorse significative in termini di
    investimenti, di mezzi e di personale.
  2. L’introduzione delle Soprintendenze uniche territoriali – un passo culturalmente assai
    impegnativo, sia pur variamente valutato – ha generato problemi legati alla difficile
    armonizzazione dei vari settori in particolare nella sua applicazione all’ambito archeologico:
    procedimenti differenti per tempi e iter procedurali, specificità mal comprese da Soprintendenti
    che nella maggioranza dei casi non sono archeologi, mancate assegnazioni di pratiche ai funzionari
    archeologi, interruzione della catena di responsabilità tecnica, costituiscono tutt’ora uno degli
    ostacoli principali al funzionamento degli uffici; a ciò non ripara la creazione di figure quali i
    responsabili di area funzionale (RAF), che così come pensati risultano privi dell’autorità necessaria
    a sostituire almeno in parte il ruolo dei vecchi Soprintendenti di settore. Si segnala pertanto la
    necessità della riaffermazione di una autonomia tecnico-scientifica del settore archeologico, così
    come degli altri settori, pur nell’ambito di una azione di tutela organica e contestuale.
  3. L’istituzione dei Poli Museali Regionali, pur nell’ambito del condivisibile progetto di creazione di
    un moderno Sistema museale nazionale, ha provocato un eccesso di cesura fra tutela e
    valorizzazione, che, pur richiedendo competenze e personale specificamente dedicato, sono parte
    di un’unica filiera, ha provocato problemi logistici (archivi, magazzini, laboratori di restauro e
    biblioteche, ecc.) e anche una certa conflittualità tra componenti territoriali dello stesso Ministero,
    anche a seguito di una insufficiente indicazione dei necessari indirizzi. La separazione tra i luoghi
    della cultura confluiti nei neonati Poli e le Soprintendenze ha comportato, infatti, l’interruzione dei
    rapporti con i territori di afferenza, vitali soprattutto per le aree e i musei archeologici. Alla
    creazione delle nuove strutture dedicate alla valorizzazione dei luoghi della cultura a carattere
    archeologico, poi, non ha fatto seguito un’adeguata definizione delle figure professionali
    necessarie al funzionamento di un museo, con particolare riferimento alla assenza di
    professionalità intermedie (tecniche, ma anche amministrative).
  4. Desta preoccupazione la prospettiva della cessione delle competenze in materia di beni culturali
    ad alcune Regioni (secondo quanto previsto dal rinnovato art. 116, comma 3 della Costituzione),
    che comporterebbe una forte compressione delle competenze direttamente esercitate dal
    Ministero in una materia in cui, al contrario, occorre una gestione nazionale, unitaria e paritaria. In
    particolare, non appare adeguato, dal punto di vista tecnico-scientifico, normativo ed istituzionale,il livello di discussione prodotto nell’ambito del recente esame delle proposte di legge di
    autonomia differenziata presentate da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.
    Altrettanto sinteticamente si indicano alcune proposte suscettibili di ulteriori approfondimenti:
  5. Pur conservando l’impianto delle Soprintendenze uniche territoriali, possibilmente a base
    regionale e dirette da dirigenti di livello generale, sarebbe necessario porre al vertice delle
    aree funzionali (archeologia, architettura, paesaggio, arte, demoetnoantropologia, musei)
    dirigenti di livello non generale, con competenze tecniche specifiche, in grado di gestire
    appieno le specificità della componente archeologica dei Beni Culturali e di relazionarsi in
    modo autorevole con gli enti locali responsabili della programmazione territoriale. La
    tutela andrebbe comunque riferita, sia per le strutture museali che per i musei autonomi,
    alle SABAP.
  6. In tale assetto unitario i musei dovrebbero costituire un settore, strettamente correlato
    con gli altri settori disciplinari. A tali soprintendenze uniche sarebbe auspicabile
    l’attribuzione di autonomia amministrativa e organizzativa sul modello dell’attuale
    Soprintendenza ABAP di Roma.
  7. Analogamente, a livello centrale sarebbe opportuna l’unificazione delle attuali DG APAB e
    Musei in un’unica DG del Patrimonio Culturale, con a capo un DG unico econ dirigenti di
    livello non generale a capo dei vari settori specialistici, con il compito di indirizzo,
    coordinamento e valutazione della qualità dell’azione di tutela e valorizzazione.
  8. Si ritiene opportuna la conservazione dei Musei e Parchi autonomi, con una revisione delle
    procedure di selezione dei direttori, affidate a commissioni di alto profilo tecnico-
    scientifico con il compito di valutare e scegliere non una terna da sottoporre al DG o al
    Ministro ma il vincitore della selezione, con contratti a tempo determinato.
  9. La SNP dovrebbe occuparsi specificamente della formazione permanente di tutto il
    personale tecnico e amministrativo, compresi i dirigenti chiamati a svolgere ora funzioni
    diverse e in particolare della formazione in ingresso dei funzionari neoassunti, tramite
    concorsi pubblici a cadenza periodica ravvicinata, che seguiranno corsi di preparazione
    retribuiti per la durata di un anno, al termine del quale, superata un’apposita prova,
    prenderanno servizio con contratto a tempo indeterminato.
  10. Si ritiene strategico un maggiore e più efficace rapporto di collaborazionecon le Università
    e MIUR, in centri di ricerca e di alta formazione, sulle linee di quanto indicato dal recente
    incontro tra CSBCP e CUN, che non devono andare disperse.
  11. Si ritiene necessario garantire maggiormente il lavoro e la professione degli archeologi e
    degli altri professionisti dei beni culturali mediante una serie coordinata di misure
    specifiche, ad esempio attraverso la costituzione di un Tavolo permanente tra il MiBAC e le
    associazioni di categoria.
    I sottoscrittori si dichiarano disponibili ad approfondire questi e altri temi nel corso di una
    audizione e eventualmente con la produzione di altri specifici documenti.
    Salvo Barrano, Associazione Nazionale Archeologi
    Andrea Camilli, Assotecnici
    Alessandro Pintucci, Confederazione Italiana Archeologi
    Andrea Cardarelli, Consulta universitaria di Preistoria e Protostoria
    Paolo Liverani, Consulta universitaria di Topografia Antica
    Maura Medri, Consulta universitaria per l’Archeologia del mondo classico
    Giuliano Volpe, Consulta universitaria delle Archeologie postclassiche

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